Oggi mi sono fermato ad ascoltare le cicale.

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Stamattina, mentre ero al lavoro come al solito nel mio studio, mi sono preso un attimo per bere un caffè.
La macchinetta è vicino alla porta-finestra che guarda il giardino e offre la vista sui campi dietro casa.
Lavoro da casa, in tutta comodità.

Dopo aver letto il titolo ti starai chiedendo: “E le cicale cosa c’entrano con il lavoro da graphic designer?”
Ci arrivo.

Mentre l’orzo – perché in realtà non era caffè – scendeva nella tazza, un profumo magico è entrato dal giardino. Non so a quale pianta o fiore appartenesse… forse lavanda, forse qualcos’altro. Era inebriante, intenso ma non invadente.
Insieme al profumo, ho sentito il canto delle cicale.

Mi sono seduto a terra. Ho sorseggiato il mio orzo.
E mi sono reso conto che raramente raggiungo quella forma di beatitudine.
La carezza dell’aria sul viso. Il profumo dei fiori. Il suono delle cicale.
Dettagli che spesso restano sullo sfondo, come un rumore qualsiasi. E invece no. Sono tutto.

Un po’ come nel mio lavoro.
Faccio il grafico, e oggi tutto dev’essere veloce. Sempre più veloce.
Chi si ferma più a guardare un dettaglio? Chi capisce se dietro a un lavoro c’è stata ricerca, studio, un pensiero?
Chi si accorge se per mezza giornata ho cercato il segno giusto da mettere in un angolo del foglio?
E chi lo coglie se quel segno ha davvero un significato?

Oggi ho capito una cosa: non mi interessa più.
Non mi importa se non cogli il senso pieno di ciò che faccio, se guardi senza vedere.

Io ascolto le cicale.
Bevo il mio caffè.
E mi lascio accarezzare dal vento.